Per chi Mosca è un serio problema?

I media mainstream da anni sono impegnati in una narrazione serrata per convincere gli europei che sono minacciati dalla Russia.

Il loro impegno s’è ulteriormente accentuato nel 2022 quando Mosca ha invaso l’Ucraina. Insomma il concetto che i russi sono guerrafondai e vogliono invadere i Paesi occidentali deve entrare nella testa dei cittadini del Vecchio Continente.

Nel corso dei secoli molte élite hanno usato la strategia di inventarsi un nemico per compattare i propri cittadini e magari spingerli a dimenticare i guai che loro stessi avevano creato.

La paura è sempre stato un efficace strumento di governo. Di fronte a un pericolo, anche non reale, ma percepito come tale, i popoli si sentono vulnerabili e tendono ad affidarsi più docilmente a chi li amministra.

Bruxelles e i vertici inglesi, francesi e tedeschi hanno l’esigenza di convincere gli europei che sia necessario investire ingenti risorse nel riarmo e per giustificarlo individuano la Russia come nemico.

Immaginare che un popolo di 145 milioni di abitanti (i russi) si lanci in una guerra per sottomettere 450 milioni di persone (gli europei), ci pare francamente insostenibile.

La Russia, tra l’altro, è il Paese più esteso al mondo, con una superficie di oltre 17 milioni di Kmq che copre circa l’11 per cento delle terre emerse del pianeta. Che interesse avrebbe di occupare altri territori stanziando su di essi un numero di militari che realisticamente non ha a disposizione?

C’è poi un altro piccolissimo elemento che sembra sfuggire alla “coalizione dei volonterosi” capeggiata da Londra, Parigi e Berlino: l’esercito russo dispone di 6.200 testane nucleari e dell’Oreshnik, un missile ipersonico capace di superare i 12.250 chilometri all’ora. Che facciamo, blocchiamo questo arsenale? In che modo?

Detto ciò dobbiamo però interrogarci sul perché ci siano ancora esponenti politici testardamente impegnati a mantenere alta la tensione contro Mosca e soprattutto come mai siano a loro allineati anche diversi maestri di pensiero italiani.

Bruxelles non ne ha indovinata una e si rende conto che è stata smascherata la finta democrazia usata per assicurarsi il potere. Gli esponenti dei partiti di sinistra e del centro, che finora hanno governato l’Unione europea, paventano di perdere il potere, ma ciò che più temono è che vengano alla luce gli errori che hanno compiuto. Gli stessi burocrati sono allarmati perché se l’Unione va all’aria finiscono di percepire i loro lauti emolumenti.

La minaccia russa, che è nel solco delle già collaudate pericolose emergenze (danni dell’anidride carbonica, pandemia da covid-19, clima impazzito, guerra ibrida etc.), è la panacea per tenere alto il livello di inquietudine e di ansia.

Giorgia Meloni schierandosi dalla parte dell’Ucraina ha difeso il principio, sancito dal diritto internazionale, in base al quale è vietato l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato. Nulla da eccepire. Occorrerebbe però ricordare anche un precedente; e cioè che, nel 2014, Kiev non ha rispettato gli accordi stipulati a Minsk per garantire autonomia ai russi del Donbass.

Resta quindi il fatto che la nostra Capo del Governo s’è allineata agli altri Stati europei e soprattutto all’Inghilterra che è il Paese più attivo, anche contro gli Stati Uniti, nel sostenere gli ucraini a combattere contro i russi.

Londra, da tempo immemorabile, sogna di smembrare la Russia in tanti staterelli per impossessarsi delle ricchezze del suo sottosuolo. Winston Churchill e altri prima di lui hanno sempre considerato la Russia un Paese ostile agli interessi britannici. Oggi nonostante sia ridotta a rango di media potenza e il suo Commonwealth dia segni evidenti di sfaldamento, la Gran Bretagna spera di riuscire a mettersi a capo del Vecchio Continente per tornare a sedersi accanto agli Stati Uniti, da pari a pari, e non essere umiliata nel doversi accomodare in una sedia di seconda fila.

L’Italia non deve difendersi da Mosca. I suoi competitori (per non dire avversari) sono la Gran Bretagna, la Francia e la Germania.

Ad interferire nelle vicende di uno Stato sovrano (l’Italia) nel 2011 furono Sarkozy e Merkel quando, complice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fu ordito un colpo di Stato che costrinse a dimettersi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Quanto all’Inghilterra e ai suoi eccellenti servizi segreti è noto come abbia saggiamente amministrato il nostro Paese considerato un suo protettorato, fin dal 1961, anno dell’unità.

Un’Italia libera e sovrana disturba. Giorgia Meloni ha qualità superiori alla “nomenklatura” europea, ma deve districarsi tra avversari sleali fuori e dentro il Paese che governa.

Prima prende le distanze dai “volonterosi” (con tutto il garbo che la diplomazia consente), prima ipoteca quel 27 per cento di consensi – e forse anche più – che i sondaggi d’opinione a tutt’oggi le accreditano.

didascalia: immagine creata da IA

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